In questi giorni si parla molto del cosiddetto “miracolo norvegese” a causa dei grandi risultati olimpici di un Paese piccolo per numero di abitanti, ma capace di conquistare medaglie e traguardi straordinari. 

Ma si scopre che il segreto è un modello educativo che mette al centro il bambino, non la prestazione con finalità agonistiche.

Un modello che evita la specializzazione precoce, che non costruisce piccoli campioni troppo presto, ma persone solide, autonome e felici di fare sport.

Per noi di Run Baby Run non è una novità.

Fin dalla nostra fondazione abbiamo scelto di guardare ogni bambina e ogni bambino come individuo in crescita, non come atleta da valutare. Nei nostri incontri il gioco è anche competitivo, perché mettersi alla prova è parte dell’esperienza educativa. Ma non celebriamo la vittoria né enfatizziamo la sconfitta.

Valorizziamo invece:

  • il coraggio di provarci
  • la collaborazione
  • le relazioni
  • il rispetto delle regole
  • la capacità di affrontare un errore
  • la gioia di migliorarsi

Il nostro obiettivo non è formare campioni a 6 anni. È accompagnare bambini e bambine a costruire competenze motorie, fiducia in sé, capacità di stare nel gruppo e strumenti utili per affrontare le sfide della vita.

Se oggi il modello norvegese viene raccontato come rivoluzionario, per noi è semplicemente una scelta coerente con il percorso educativo RBR: educare attraverso lo sport, mettendo al centro i bambini.

Vuoi dirci cosa ne pensi? Commenta pure qui sotto. Grazie!

I vostri commenti

  • Sono assolutamente d’accordo e per questo motivo dispiaciuto che la vostra proposta si fermi ai 7 anni di età. Dall’anno prossimo mio figlio non potrà più partecipare con suo e nostro rammarico. Detto questo, grazie per offrire una realtà di questo tipo a Milano.
    Gilbert

   Ciao. Grazie per averci dato il tuo parere. I nostri corsi sono per bambini fino ai 9 anni compiuti! 

  • Condivido ogni singola parola che avete scritto! Sono molto fiera che nostro figlio (gruppo Foppette) sia all’interno della vostra realtà. Edo è entusiasta di andare a lezione di rugby ogni lunedì e vorrebbe partecipare anche a più lezioni! Gli state insegnando tantissimo il valore di far parte di una squadra, il coraggio di provarci e non arrendersi, la gioia di stare in gruppo e crescere con piccole e semplici regole. Sappiate che ogni vostro insegnamento lui lo racconta in famiglia e quando giochiamo insieme al parco, anche con altri bimbi che non conosce, vediamo che riporta i vostri insegnamenti come ad esempio: FARE SQUADRA, COLLABORARE e GESTIRE GLI ERRORI! Grazie mille per quello che fate! Un caro saluto.
    Azzurra e Daniele (genitori di Edo)
  • Penso che siano i principi fondanti dell’educazione sportiva che trova soddisfazione nello sport del rugby.
    È fondamentale che nostro figlio venga introdotto a un modello di crescita sia sociale che individuale, ponendo questi valori come priorità rispetto all’aspetto sportivo che sicuramente verranno a tempo debito.
    Avanti così. Grazie
  • Stupendo.
    Davide
  • Leggere questa newsletter mi commuove.
    Forse non dovrei — faccio parte del Direttivo dell’Associazione, porto il mio contributo come pedagogista e formatrice degli istruttori — eppure quelle parole mi riconducono alle origini di RBR, alle innumerevoli riunioni in cui ci siamo chiesti chi volevamo essere e quale proposta formativa volevamo offrire.Abbiamo scelto di stare dalla parte del bambino, di rispondere ai suoi reali bisogni di crescita — quelli indicati dai grandi della Pedagogia e confermati oggi dalle Neuroscienze: scoprire chi si è, affermarsi come individualità unica e irripetibile, esercitare e svelare i propri talenti, confrontarsi con le proprie sfide — ognuno le sue — trovare uno spazio autentico in cui dare voce alle emozioni e sperimentare il proprio rapporto con il mondo.
    Offrire uno spazio di relazione in cui il bambino possa dialogare con i coetanei e con un maestro che, liberato dal ruolo direttivo, diventa accompagnatore: qualcuno capace di accendere la fiamma interiore di ciascuno e di condurlo sulla soglia dell’esperienza, lasciandogli poi la libertà di viverla in modo personale. Protagonista del proprio apprendimento, non esecutore passivo di istruzioni che arrivano dall’esterno, spesso svuotate di senso.
    Mettersi in gioco nel gioco, per crescere in modo armonico: perché il movimento — motore di ogni apprendimento — è indissolubilmente intrecciato con la cognizione, l’emozione, la creatività, la relazione.
    Quando al posto della prestazione mettiamo il protagonismo — la possibilità di “essere ciò che si è” nell’autenticità più piena — stiamo costruendo qualcosa di ben più prezioso di un trofeo. Stiamo gettando le fondamenta di quello che diventerà un adulto consapevole: qualcuno che, grazie a uno sviluppo armonico, potrà portare al collo quella medaglia d’oro silenziosa che si chiama umanità — e con essa contribuire, a suo modo, a migliorare il mondo intorno a sé.
    Anna Paola Bologna