In questi giorni si parla molto del cosiddetto “miracolo norvegese” a causa dei grandi risultati olimpici di un Paese piccolo per numero di abitanti, ma capace di conquistare medaglie e traguardi straordinari. 

Ma si scopre che il segreto è un modello educativo che mette al centro il bambino, non la prestazione con finalità agonistiche.

Un modello che evita la specializzazione precoce, che non costruisce piccoli campioni troppo presto, ma persone solide, autonome e felici di fare sport.

Per noi di Run Baby Run non è una novità.

Fin dalla nostra fondazione abbiamo scelto di guardare ogni bambina e ogni bambino come individuo in crescita, non come atleta da valutare. Nei nostri incontri il gioco è anche competitivo, perché mettersi alla prova è parte dell’esperienza educativa. Ma non celebriamo la vittoria né enfatizziamo la sconfitta.

Valorizziamo invece:

  • il coraggio di provarci
  • la collaborazione
  • le relazioni
  • il rispetto delle regole
  • la capacità di affrontare un errore
  • la gioia di migliorarsi

Il nostro obiettivo non è formare campioni a 6 anni. È accompagnare bambini e bambine a costruire competenze motorie, fiducia in sé, capacità di stare nel gruppo e strumenti utili per affrontare le sfide della vita.

Se oggi il modello norvegese viene raccontato come rivoluzionario, per noi è semplicemente una scelta coerente con il percorso educativo RBR: educare attraverso lo sport, mettendo al centro i bambini.

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